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Siamo stati tanto bene

 

Un signore sbuca dal buio della stiva spingendo un vecchio motorino. E’ anziano, magro e distinto: indossa un paio di pantaloni color crema, una spessa cintura di pelle marrone, camicia bianca e mocassini marroni. Si rigira tra le mani un pezzo di carta schiacciata di un pacchetto di sigarette.

In una piscina delle donne dal fisico tonico replicano i movimenti dell’istruttore a bordo vasca. Vola via un cappello. Lo afferra la piccola mano dalle unghie mangiate di Alice.

 

Bloccati da un temporale in un vecchio bar affacciato sul mare dell’Isola d’Elba, un anziano signore milanese e una giovane cameriera appassionata di cucina condividono un inatteso pomeriggio tra un bicchiere di vino, ricette e ricordi.

Mentre il tempo sembra sospendersi tra il rumore del Maestrale e il profumo pungente del mare, il loro incontro riporta lentamente alla luce un amore perduto e il passato nascosto dietro quel luogo sul faro.

 

Ci sono due motorini che corrono lungo un viale alberato, due mani rugose che si sfiorano.

Rimane sempre qualcosa.

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