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SOLO LA NOTTE

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Durante una fredda notte milanese, due anime randagie si incontrano per caso.

 

LUI attraversa la città osservando le vite degli altri, raccogliendo frammenti di storie come se potesse sentirsi meno solo abitandole per un momento.

LEI invece fugge da un appuntamento mancato con l’uomo sposato di cui è innamorata, trascinandosi dietro il peso di una relazione incapace di riempire davvero il suo vuoto.

 

Milano sembra sospesa: i locali si svuotano, le strade restano deserte, il freddo tiene tutti lontani. Rimangono soltanto loro due.

Camminando insieme tra sigarette, fotografie istantanee e confessioni notturne, LUI e LEI iniziano lentamente a riconoscersi l’uno nell’altra. Per poche ore condividono qualcosa che assomiglia a un rifugio: la possibilità di sentirsi finalmente visti.

All’alba, ciò che resta della notte è solo una fotografia, il ricordo di un incontro capace di trasformare, anche solo per un istante, la malinconia di due sconosciuti.

Per Dostoevskji sembra quasi una storia legata al destino. Questa storia invece è forse solo una delle tante opportunità mancate. Quante notti ancora dovranno passare prima che Lui e Lei possano sognare ma tenendo serenamente gli occhi spalancati?

«(…)non mi serve un consiglio sensato, 

mi serve un consiglio sincero, fraterno, come se mi voleste bene già da tutta la vita

 

(da “Le notti bianche”, Dostoevskji, 1848)

 

scritto e diretto da Anna Cecilia Tamburini

fotografia di Alessia Campanotto e Justin Bisson Beck

post-produzione a cura di Luca Damiani

sound design di Emanuele Giuliani

con Teresa Noemi Bove, Alessandro Cognigni

 

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